San Antonio da Padova: Vita e Spiritualità
Memoria di sant'Antonio, sacerdote e dottore della Chiesa, che, nato in Portogallo, già canonico regolare, entrò nell'Ordine dei Minori da poco fondato, per attendere alla diffusione della fede tra le popolazioni dell'Africa, ma esercitò con molto frutto il ministero della predicazione in Italia e in Francia, attirando molti alla vera dottrina; scrisse sermoni imbevuti di dottrina e di finezza di stile e su mandato di san Francesco insegnò la teologia ai suoi confratelli, finché a Padova fece ritorno al Signore.
Il Martirologio Romano (per la memoria di sant'Antonio da Padova, 13 giugno)
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La chiamata di Dio
Antonio, come San Francesco, fu ammaliato dalla vita guerresca del tempo e attratto dalla vita agiata che gli era consentita dalla posizione sociale della sua famiglia.
Al giovane Antonio, come fu per Francesco, giunse la chiamata di Dio. Il giovane accolse tale esortazione e imboccò senza indugio la via che lo condusse alla sequela di Gesù Cristo.
Gli studi e l'ordinazione sacerdotale
Lasciò il ricco palazzo della famiglia per entrare dapprima nell'abbazia di San Vincenzo presso i Canonici regolari di San Agostino e poi in un'altra a Coimbra. In questo monastero attinse, su istruzione dei religiosi, una profonda conoscenza delle Sacre Scritture. Ultimati gli studi, fu ordinato sacerdote all'età di venticinque anni.
Dal profondo del suo cuore il giovane Antonio anelava a una vita nuova, dove la fede, nell'abbandono totale nelle mani di Dio, potesse agire con tutta la sua forza.
L'incontro con i francescani
Dal Marocco giunsero a Coimbra le reliquie di cinque missionari francescani decapitati dopo aver subito crudeli torture, furono deposti nella Chiesa di Santa Croce annessa all'Abbazia dove si trovava Antonio. Mentre venerava i martiri, vide i seguaci di Francesco che avevano accompagnato le salme, tutti vestiti miseramente, spossati e smagriti dalle privazioni per il lungo viaggio, ma che trasmettevano, nella loro semplicità, una fede ardente.
Antonio rimase così affascinato dal mondo francescano per la loro povertà, dal loro semplice amore fraterno, ma soprattutto per la loro fede ardente. Da quel momento nacque nel suo cuore l'aspirazione di abbracciare la vita di quei miseri per donarsi completamente a Dio.
Un giorno, mentre Antonio stava celebrando la Santa Messa, gli apparve in visione un frate che subito si trasformò in un uccellino: spiccato il volo, oltrepassò velocemente le fiamme del purgatorio per slanciarsi verso il cielo. Antonio immediatamente capì che la via più veloce per raggiungere il Regno di Dio era quella indicata dai francescani.
Il suo desiderio si realizzò quando alcuni francescani bussarono alla porta dell'Abbazia per chiedere l'elemosina. A loro rivelò l'aspirazione di unirsi al movimento francescano: fu accolto e indossò il saio francescano.
Il desiderio di martirio in Marocco
Antonio, infiammato dall'amore di Dio, sognava di subire il martirio come missionario, portando la parola di Dio in Marocco. Tuttavia Dio aveva altri progetti. Egli ottenne l'autorizzazione per la missione, ma appena sbarcato in Marocco fu colto da una grave malattia. Dovette stare su un giaciglio al buio e battere i denti per la febbre malarica.
Dovette, a questo punto, arrendersi alla volontà di Dio che lo guidò su strade che il nostro Santo non avrebbe mai pensato di percorrere. Durante il viaggio di rimpatrio la nave, sospinta dai venti contrari, fu trascinata sulle coste della Sicilia. Malato e deluso, Antonio si recò ad Assisi.
L'incontro con San Francesco d'Assisi
Giunto ad Assisi, Antonio incontrò San Francesco. Il poverello riuscì a ridonare la pace e il vigore a quello sconosciuto discepolo. Durante un'ordinazione sacerdotale venne a mancare il predicatore designato, così il Superiore invitò Antonio a sostituirlo. Il talento apparve in tutto il suo fulgore: fece una predica tanto fervorosa da incantare i presenti. Da quel giorno fu inviato a portare alle genti la buona novella del Vangelo.
Il dono della predicazione
Antonio riversava l'amore infuocato che dimorava nel proprio cuore nelle prediche, e la sua parola era così ardente da accendere la fede nei presenti. Esaltava le loro anime, li esortava a purificarsi e a perseguire le virtù evangeliche attraverso l'esercizio della povertà di spirito, della mitezza, dell'umiltà e della castità.
Il suo insegnamento, che poggiava sulle proprie esperienze, esortava a essere costanti nell'esercizio della preghiera, una pratica indispensabile per ottenere da Dio l'aiuto necessario per debellare i vizi.
Ladri, usurai, avari, peccatori d'ogni genere erano invitati alla conversione, ad agire secondo gli insegnamenti del Vangelo, a confidare in Dio per non subire la rovina eterna. Con la straordinaria eloquenza Antonio sapeva incantare le folle che accorrevano: diffondeva la vera fede, difendeva i deboli, consolava gli afflitti e infiammava per gli ideali cristiani.
Antonio utilizzò tutti gli strumenti scientifici allora conosciuti per approfondire sempre di più la conoscenza della verità. Riuscì ad attingere dalle Sacre Scritture la sapienza, la forza apostolica, la speranza e una fervida carità.
I miracoli e la vita eucaristica
Il suo amore per Gesù era tale da intravederlo oltre l'eucaristia. Le sue frequenti visite al tabernacolo lo rendevano sempre più vigoroso nella fede e campione nella speranza. Dio premiò l'amore e la fedeltà del suo servo operando per suo tramite molti miracoli, facendo di Antonio un testimone credibile.
Si rivelò ben presto un abile taumaturgo: talvolta le guarigioni avvenivano al solo tocco del suo saio. Il tempo per Antonio era prezioso e non perdeva alcun istante in occupazioni che non fossero per la gloria di Dio. Nei suoi insegnamenti c'erano sempre le esortazioni a non sprecare inutilmente questo bene prezioso che, se ben utilizzato, poteva portare molti frutti.
Le ultime ore e la morte
Antonio non si era mai risparmiato: predicava instancabilmente, insegnava, confessava. Sovente arrivava al tramonto senza aver potuto prendere cibo, perché molta era la folla che accorreva per ascoltarlo. Un alone di miracolo circondava la sua persona e la considerazione nei suoi confronti era talmente grande da essere considerato già santo in vita.
Giunto il momento dell'incontro con il Signore, Antonio, sfinito ma lucido, volle ricevere il sacramento della riconciliazione, la Santa Eucaristia e l'olio degli infermi. Poi, con voce fioca, intonò l'inno alla Vergine.
Con occhi luminosi il Santo guardava fisso davanti a sé. "Che vedi?" chiese frate Luca. "Vedo il mio Signore" mormorò il morente. L'agonia fu brevissima, il trapasso lieve e sereno. Si spegneva a trentasei anni uno dei più grandi apostoli di Cristo.
La devozione mondiale a San Antonio
In questo campione di umiltà, di straordinaria fede e di eccezionali virtù non si può non vedere l'eletto di Dio, il figlio amatissimo che in ogni istante della sua vita si è prodigato per diffondere l'amore e la parola di Dio.
La devozione a San Antonio da Padova si è diffusa in tutto il mondo. Oggi, come in passato, numerosissimi sono i fedeli che si rivolgono a lui per ottenere la sua intercessione e per invocarlo come "dolce consolatore dei poveri".
Nonostante le profonde trasformazioni culturali avvenute in questi ultimi decenni, il tempo non ha scalfito questa figura così luminosa che continua ad affascinare migliaia di devoti sparsi in tutto il mondo con la sua santità. Anzi, il culto a San Antonio è gradatamente aumentato sino a divenire un culto mondiale, che ha oltrepassato le frontiere della Chiesa Cattolica. Oggi non c'è popolo che non lo conosca, non c'è credente che non lo veneri: una particolare devozione che rappresenta un fenomeno unico, un mistero.
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